Associazioni del Terzo Settore: differenza tra soci e volontari
Nel panorama del Terzo Settore, le associazioni rappresentano uno strumento fondamentale per la partecipazione civica e la realizzazione di attività di interesse generale. Tuttavia, nella pratica quotidiana, emerge spesso confusione tra due figure centrali: i soci e i volontari. Comprendere la distinzione tra questi ruoli è essenziale sia per una corretta gestione dell’ente sia per evitare criticità sotto il profilo giuridico e fiscale.
Chi sono i soci
I soci (o associati) sono i membri dell’associazione. Essi entrano a far parte dell’ente attraverso una procedura formale di ammissione, disciplinata dallo statuto e dalla normativa vigente (principalmente il D.lgs. 3 luglio 2017 n. 117 – Codice del Terzo Settore), e condividono gli scopi associativi.
Tra le principali caratteristiche dei soci troviamo:
- Diritti amministrativi, come partecipare all’assemblea e votare;
- Diritto di eleggere ed essere eletti negli organi sociali;
- Obbligo di rispettare lo statuto e i regolamenti interni;
- Eventuale versamento di una quota associativa.
Il socio, quindi, è parte integrante della struttura dell’associazione e contribuisce alla sua governance.
Chi sono i volontari
I volontari, invece, sono coloro che prestano la propria attività in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti.
Le loro caratteristiche principali sono:
- Assenza di un rapporto di lavoro (né subordinato né autonomo);
- Attività svolta per fini solidaristici;
- Possibilità di ricevere solo rimborsi spese, nei limiti e secondo le modalità previste dalla legge;
- Obbligo per l’associazione di garantire copertura assicurativa contro infortuni e responsabilità civile.
È importante sottolineare che il volontario non è necessariamente socio: può collaborare con l’associazione anche senza farne formalmente parte.
Socio e volontario: ruoli distinti ma compatibili
Le due figure non sono alternative. Un soggetto può essere contemporaneamente socio e volontario, purché siano rispettate le regole previste dalla normativa del Terzo Settore.
La distinzione diventa però rilevante sotto diversi aspetti:
- Organizzativo, perché solo i soci partecipano alle decisioni dell’ente;
- Giuridico, per la corretta qualificazione dei rapporti;
- Fiscale, in quanto eventuali compensi o rimborsi devono essere gestiti con attenzione per evitare riqualificazioni.
Profili critici e buone prassi
Una gestione poco chiara dei ruoli può comportare rischi, tra cui:
- contestazioni da parte degli organi di controllo;
- perdita delle agevolazioni fiscali;
- riqualificazione dei rapporti come lavoro irregolare.
Per evitare tali problematiche, è consigliabile:
- definire chiaramente nello statuto le categorie di soggetti coinvolti;
- tenere aggiornati i registri dei soci e dei volontari;
- formalizzare l’attività dei volontari, anche tramite appositi regolamenti interni.
Conclusioni
La distinzione tra soci e volontari non è meramente teorica, ma incide concretamente sulla vita e sulla legittimità dell’associazione. Una corretta impostazione giuridica consente di valorizzare entrambe le figure, garantendo trasparenza, conformità normativa e sostenibilità nel tempo.
Per le associazioni del Terzo Settore, dunque, la chiarezza organizzativa rappresenta non solo un obbligo, ma anche un’opportunità di crescita e credibilità.


